Monday, October 26, 2009

Due atei parlano dei nuovi media :)

Marco Cagnotti
Sussidi pubblici ai giornali» L’America si scopre statalista
October 22 at 6:40am via Twitter

Paolo Gardinali
Visto cosa ha prodotto in Italia, anche un vecchio liberal come me dice "no"
October 22 at 9:04am

Marco Cagnotti
Sono contrario anch'io. Epperò bisogna prendere atto anche di questa tendenza, se esiste.
October 22 at 1:04pm

Paolo Gardinali
Guarda negli USA c'e' un servizio meraviglioso che si chiama NPR: listener-supported radio, pochissima pubblicita' (di solito per nonprofit) incredibile qualita' e varieta' di trasmissioni di interesse culturale. Secondo me quello e' il modello da seguire. In Italia (in campo giornali) c'e' per ora solo Il Fatto.
October 22 at 2:18pm

Marco Cagnotti
Già. Peccato solo che Il Fatto sia un giornale scadente e faccia il gioco di Berlusconi.
October 22 at 10:36pm

Paolo Gardinali
Addirittura! Ma lasciami stare questi paradigmi morabitiani: io parlo del funding model, non dello scopo
October 22 at 11:12pm

Marco Cagnotti
In effetti il funding model è una delle poche cose buone de Il Fatto. Tutto il resto è mooolto deludente. Molto, davvero.
Fri at 3:01am

Paolo Gardinali
Marco, non me ne frega niente dei contenuti: guarda anche la distribuzione "ibrida": perfetta per l'Italia (e non solo). Questo è il futuro: giornali "di nicchia", subscriber supported, che vivono bene tra web, online social network, e stampa (anche on-demand)
Fri at 8:23am

Marco Cagnotti
Sono perfettamente d'accordo.
E' lo stesso caso di "Internazionale". L'ho comprato cartaceo per anni, con i miei genitori che andavano in Italia a prelevarlo, mi costava 3 euro a numero e lo ricevevo sempre con 4 giorni di ritardo. Adesso sono abbonato alla versione PDF: mi costa un terzo (60 euro all'anno), ce l'ho immediatamente il giovedì sera, me lo leggo ovunque con l'iPhone e non ho carta da da buttare.
Idem con Science.
Potessi farlo anche con Nature e New Scientist, lo farei, ma loro si ostinano a offrire solo abbonamenti comprensivi sia del digitale sia del cartaceo. Retrogradi.
Potessi eliminare TUTTA la carta, starei molto meglio.
Poi, certo, ci sono i libri. Ma quelli sono tutta un'altra cosa. :-)
M.
Fri at 9:00am

Paolo Gardinali
Hai visto il nuovo ereader della Barnes & Noble? Ancora costosetto, ma legge i PDF quindi può sostituire molta carta stampata (giornali, riviste soprattutto, anche per me i libri sono un'altra cosa)
Link: http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2354648,00.asp
Fri at 2:39pm · Delete

Marco Cagnotti
Bello, ma dubito che diventerà un prodotto di massa. E, se non lo diventa, non si impone. Non solo: fa una e una sola cosa, cioè leggere i testi. Inoltre è ancora piuttosto ingombrante.
L'iPhone mi sembra un hardware più promettente. Il suo punto debole sono le dimensioni, che costringono a leggere un testo minuscolo, e la durata ridotta della batteria.
Quando arriverà l'iTablet, che leggerà i testi e farà molto altro, io penso che forse (forse) potrebbe essere la volta buona.
M.
Sat at 1:01am

Paolo Gardinali
Sono d'accordo, sto aspettando da anni la "convergenza" . L'iTablet senz'altro risolverà due su tre problemi, ma se avrà quattro-cinque ore di batteria sarà già eccezionale. Nook e Kindle hanno circa due settimane, e alla fine l'e-ink stanca meno di uno schermo luminoso come quello dell'iPhone (e presumibilmente della iTablet prossima ventura). L'ideale sarebbe uno schermo che può assolvere a entrambe le funzioni, e come reading device abbia bassissimo consumo. All said: tieni conto che spostarsi nel campo dei lettori digitali risolverebbe anche in parte il problema del finanziamento di quotidiani e altre pubblicazioni... se solo l'industria prendesse la palla al balzo invece di dirigersi verso una fine peggiore di quella delle edizioni musicali
Sat at 2:12pm

Marco Cagnotti
Non so se davvero l'autonomia sia così importante. L'iPhone lo uso massicciamente e regge poco: una giornata o poco più. Però metterlo in carica tutte le sere non mi secca.
Quanto alla qualità della lettura... bah! Io a monitor leggo benissimo. E' soprattutto questione di abitudine.
Riguardo al finanziamento... no, non risolverebbe. Certo, se elimini gli atomi tagli una bella spesa. Ma... il lavoro per la produzione? Quello è imprescindibile. Io lo verifico tutti i giorni, sulla mia pelle: tagli continui dei compensi, riduzioni degli spazi... e tutto per risparmiare quattro-soldi-quattro. Come potranno gli editori digitali del futuro pagare i propri giornalisti professionisti, che garantiscano un prodotto di qualità? E' QUESTO, il problema. Le strade sono due: la pubblicità (alla mercé delle crisi economiche, come stiamo verificando dolorosamente) e i micropagamenti (che sono ancora tutti da inventare). Se tu hai una soluzione definitiva ed efficace, sei ricco.
M.
Sat at 2:39pm

Paolo Gardinali
Ma i micropagamenti sono MOLTO più semplici su un portable device. Sono già stati inventati (Kindle, iPhone apps...) il sistema per farli pagare è INTEGRATO con il device. La convenienza (leggere il tuo contenuto sul device di tua scelata batte qualsiasi tentativo di riprodursi il contenuto in proprio (o di ottenerlo da fonti non-reliable) SE il costo è abbastanza basso. E poiché come dici tu si risparmia nel passaggio atomi-bits, il gioco è fatto. Cosa bisogna fare: 1) mettersi d'accordo, creare standards 2) accettare un minimo cronico di pirateria 3) investire un po' di soldi a vendere devices sottocosto (che comunque si fa già con i telefoni, almeno qua da me) guadagnando una percentuale minuscola su TUTTI i contenuti. Non è così difficile, infatti vedrai che sarà l'unica strada percorribile, le perdite si avranno solo se ci metteranno altri dieci anni a decidersi di percorrerla.
Sat at 3:07pm

Marco Cagnotti
Che i micropagamenti ci sono già e sono intergtati coi device lo so anch'io. Il problema è quanto micro. Al di sotto di circa un dollaro i costi amministrativi il santo non vale la candela. E tu non puoi far pagare un dollaro per un singolo articolo, ché altrimenti non te lo compra nessuno. I micropagamenti per la stampa dovranno essere dell'ordine della decina di centesimi. E allora?

E allora c'è il meccanismo delle carte prepagate, ma non è facile da implementare e in effetti richiede una standardizzazione universale. E poi il pubblico deve abituarsi e cominciare a comprarle.

Io penso che questa sarà la soluzione definitiva, ma ci vorrà tempo. Più tempo per abituare le teste degli utenti che per implementare il meccanismo, comunque....
Imho.
M.
Yesterday at 1:49am

Paolo Gardinali
I costi amministrativi sono solo una faccenda di volume. Vedi iTunes/Amazon, quasi tutti gli mp3 sonos sotto gli .89 centesimi (cioè i 60 centesimi di Euro...) e non ci sono problemi. Queste sono tutti problemi minori di cui si prenderà cura un mercato sviluppato, si possono pensare a un milione di soluzioni (come intermediari che ti vendono "credits" per pagamenti anche di 1 centesimo... c'è tutto da guardagnare per un sacco di gente, basta volerlo). D'accordissimo, sono gli utenti che non funzionano. MA (maiuscolo!) la colpa di chi è? Secondo me l'industria musicale che ha resistito al cambiamento fino quasi al suicidio. E adesso, vedere l'editoria che s'appresta a fare la stessa fine rivolta un po' lo stomaco...
Yesterday at 2:27pm

Gli eBooks da eccezione a regola di mercato

Rispondendo a Sandrone Dazieri:
Il modello Wu Ming funziona in un mondo dove il libro di carta "spadruneggia" su quello elettronico. Se i Wu Ming facessero la stessa cosa tra qualche anno, in un mondo dove tutti hanno un lettore gradevole da usare e a basso costo da acquistare, sarebbe un'altra faccenda. Nessuno comprerebbe il libro cartaceo, se non come forma di omaggio all'autore. E il loro lavoro non sarebbe, se non in microscopica parte, retribuito.

Sono d'accordo. Gli esperimenti di Wu Ming (e per esempio Cory Doctorow negli USA) funzionano proprio perche' al momento il quasi monopolio e' cartaceo e fino a poco fa gli autori che "regalavano" i libri erano pochi. Adesso gli autori che regalano versioni PDF nella letteratura di genere (specialmente SF e Young Adults) sono tantissimi, io ho folders pieni di libri gratuiti che non avro' mai tempo di leggere. A questi si aggiunga il public domain (grazie Google Books) e i milioni di scritti di autori "pre-pubblicati", hobbisti, non professionisti.

Ed ecco la funzione degli editori, che diventeranno PROMOTER. Mica e' un caso che Madonna e' passata dall'industria cosiddetta 'discografica' a quella dei concerti. Si tornera' a un modello pre-moderno, dove i cantanti guadagnano sulle esibizioni, e danno via tanta musica gratis solo per essere conosciuti, magari in streaming: TUTTE le bands adesso sono su MySpace, molte hanno gia' video amatoriali su YouTube. Nessuno comprera' mai piu' a scatola chiusa!

Per gli scrittori e' gia' piu' complicato (ascoltarne uno leggere il suo libro puo' essere divertente, ma non qualcosa per cui anche il lettore piu' affezionato pagherebbe il costo di un biglietto del concerto di Madonna), ma l'idea e' la stessa: un intermediario che guadagna dei soldi (MOLTI MENO di prima) assicurando la pubblicita' e la distribuzione del manoscritto, e sicuramente, molto presto, tutti i tie-in multimediatici, illustrazioni, sito web interattivo, book trailer, tutte cose che al momento nascono un po' dall'iniziativa personale degli autori piu' smaliziati.

Saturday, October 17, 2009

Reason. Science. Metal.: The Exception of Religious Discourse

Excellent and concise:
Reason. Science. Metal.: The Exception of Religious Discourse: "Somehow, when the topic changes to religious beliefs, the rules of conversation change. The pressure one would receive making any of the other statements is simply not felt. It's not as though Jackie could furnish you with evidence or arguments unavailable to the other propositions. She can't. All four beliefs suffer from either internal or external logical inconsistencies."

I have been having countless discussions on this, and they all pretty much resolved in a metadiscussion about respecting one's "faith," confirming that some irrational beliefs just cannot be touched. Ironically, "progressive" political correctness has made this even more the case: you are called a "bigot" if you disrespect somebody else's irrational belief system, in spite of the fact that those very unfouned beliefs could discriminate against you.

Thursday, October 15, 2009

Does the Brain Like E-Books? - Room for Debate Blog - NYTimes.com

Does the Brain Like E-Books? - Room for Debate Blog - NYTimes.com:
"Is there a difference in the way the brain takes in or absorbs information when it is presented electronically versus on paper? Does the reading experience change, from retention to comprehension, depending on the medium?"
I'm still not getting all the fear about "e-books". Very soon there will be no difference between e-ink and traditional ink. No "peripheral vision" disturbances, no "reading on screen" (because it'll look, it already looks) like a page) idea that reading will "migrate" (there are no more sailboats, right?) it just speaks to me of lack of imagination and the innate fear of a changing world.